IL SACRO BOSCO DI BOMARZO: IL GIARDINO DEI MISTERI E DEI MOSTRI

Il Sacro Bosco, chiamato anche Parco dei Mostri, è un famoso giardino situato a Bomarzo, in provincia di Viterbo.

Questo parco è conosciuto per le sue particolari sculture raffiguranti: animali mitologici, divinità e per l’appunto mostri.

La sua nomina di Parco dei Mostri però è fuorviante, perché la prima intenzione dell’ideatore, il signor Vicino Orsini, non era quella di fare paura, tutt’altro, ma era quella di collocare statue che rappresentassero i vari ostacoli della vita, e indicarne la via della felicità. Vicino voleva creare un posto dove accogliere gli amici e dove stare bene. Il parco doveva far parte del suo complesso abitativo, doveva essere un prolungamento fisico e concettuale del castello.

Prima di parlare del Parco è necessario però fare un passo indietro e introdurre un libro che è stato d’ispirazione al creatore del parco stesso.

L’IDEA DEL THEATRO

In questo testo Giulio Camillo Delminio descrive l’origine del cosmo e la struttura dell’essere raffigurandolo come un grande Teatro simbolico.

Mescolando le diverse religioni immagina un mondo nel quale Dio, lo stesso per tutti, si trasforma in natura per poi ritrovarsi nell’uomo.

L’universo di Camillo è strutturato su 3 piani, nel livello più alto, sovraceleste, c’è spazio per la sola energia, nella dimensione celeste il dioluce si apre in sette sezioni d’onda, come il raggio sole nell’arcobaleno, e genera i sette pianeti.

Nel teatro di Camillo le sette colonne energetiche, si rivestono di materia nel corso di sei fasi (detti gradi), i sei giorni della creazione. Il settimo giorno Dio si riposò.

  • primo grado: Convivio (gli elementi si incontrano per la prima volta)
  • secondo grado: Antro delle Ninfe (la materia appare definita: Acqua, Terra, Fuoco e Aria)
  • terzo grado: Gorgone (viene generata l’anima umana)
  • quarto grado: Pasiphe (l’anima entra nel corpo, viene usato il legame tra la moglie di Minosse e il Toro per indicare l’amore tra corpo e anima)
  • quinto grado: Talari di Mercurio (si determinano le abilità che caratterizzano ogni individio)
  • sesto grado: Prometeo (le capacità individuali sono socializzate nelle arti)
  • settimo grado: Quiescenza dell’Energia (richiama il giorno di riposo nella creazione)

L’intreccio di colonne e gradi crea una griglia di quarantanove caselle, sette occupate dai soli pianeti, e altre quarantadue che riguardano la regione terrestre che determina la creazione dell’energia del mondo.

Vicino legge il libro e decide di trasformare quelle caselle in pietra e non a caso la parte più antica del boschetto e la costruzione che si propone come perno del piazzale è: IL TEATRO.

Come nel libro, anche il giardino è caratterizzato da diversi livelli, che portano il visitatore ad un’ascesa divina.

IL PRIMO LIVELLO

Si parte con l’incontro delle Sfingi, posizionate per delimitare il sacro e il profano, mentre sullo sfondo si vede la figura di Giove Ammone. Successivamente si trovano Iside, a rappresentare il tempo che scorre e si rinnova, e il Basilisco, riconoscibile per i barbigli di gallo, che è la figura dell’eternità. La composizione che creano vuole racchiudere questo significato:

la verità cui si sta per avere accesso è valida ora e per sempre“.

Arrivati davanti al Teatro ci accorgiamo che questo è diviso in sette sezioni verticali, forse erano destinate a contenere la rappresentazione dei setti pianeti.

L’Antro delle Ninfe e Le Grazie chiudono il primo livello con l’invito alla condivisione del sapere.

Dalla Casa Pendente, monumento dedicato al cardinale Mandruzzo si accede al secondo livello. Originariamente l’ingresso al parco era posizionato proprio in prossimità di questa casa.

“Bisogna che ci siano stravaganze da dar la stretta al boschetto del signor Vicino”

SECONDO LIVELLO

Questa parte è suddivisa in quattro coppie:

Venere & Nettuno

La Dea viene rappresentata dormiente e semivestita, con un bracciale e un cane fedele che veglia il suo sonno, come se si volessero rappresentare i due volti di Afrodite, il suo essere celeste e materiale. La mano della Venere indica un V, la sigla di Vicino Orsini. Nettuno è collocato invece sulla linea della Luna, è un’immagine connessa alla generazione e alla rinascita.

Il Drago & l’Elefante

Sono collocati nella colonna di Marte e Mercurio e rappresentano la vendetta smisurata e la falsa religione. Il soldato romano è un memoriale che Vicino dedicò al figlio Orazio, morto nella battaglia di Lepanto.

La Fanciulla con il vaso sul capo e il Vello d’Oro

Sono icone tratte tra Venere e Mercurio e sono simboli dell’universo femminile e maschile.

La Bocca Tartarea e Vaso di Pandora

La Bocca Tartarea è sicuramente la scultura più nota di tutto il parco. La sua morfologia deriva dai caminetti veneti, in particolare da un esemplare presente nella villa di Thiene. L’accoppiata rapprenseta il tema dei mali del mondo e ci guida attraverso il purgatorio ad un passaggio di espiazione. Una volta che l’anima si sarà purgata si potrà accedere a un livello di coscienza superiore.

La panca all’antica chiude il secondo livello.

TERZO LIVELLO

Protagonista del piazzale è il Carro di Cibele. La dea, a seno nudo in quanto mamma e nutrice, è trainata da un leone e una leonessa. Il carro è circondato da ghiande e pigne che alludono all’età dell’oro, periodo nella quale l’umanità viveva dei frutti che la terra gli donava.

Melanione e Atlanta, che Zeus aveva posto in difesa di Cibele tengono a bada le Furie, disposte sulla colonna di Marte a significare le guardie carcerarie, gli strumenti del potere.

A questo livello non c’è spazio per la rabbia, niente può turbare la quiete di cui si deve poter godere nell’abbraccio della madre. I leoni sono guardiani insuperabili a tutela di una battaglia già vinta contro la mondanità e il piacere corporeo.

Chi raggiunge questo livello di conoscenza e questa tappa del Sacro Bosco può rinnovare il confronto con Pan. La scultura, ormai quasi irriconoscibile, è tra i simboli più intensi del Theatro, rappresenta la natura dell’uomo e le tre regioni del cosmo, alludendo alla Trinità e quindi alla unitarietà di Dio, Natura e Uomo.

In questo punto del Bosco l’individuo riscopre se stesso in quanto parte di un tutto, e muore per rinascere in Cibele. Per raggiungere la verità e la salvezza, e passare al livello successivo, dovrà prendere distanza dal corpo e da i suoi bisogni essenziali.

QUARTO LIVELLO

Arrivati al Terrazzino si è all’apice del percorso, al culmine della piramide mistica. Da qui è possibile vedere il mondo celeste e quello terreno come fossimo nel mondo sovraceleste. E’ il luogo in cui non ha più senso ragionare di alto e basso, di materiale e immateriale, è la soglia tra l’umano e il divino.

Il Tempio che si trova vicino è dedicato alla moglie Giulia Farnese scomparsa durante la costruzione del Bosco ed è anche lo spazio che celebra l’avvenuta purificazione.

IL GIARDINO PROFANO – GIARDINO PUBBLICO

Terminato il Sacro Bosco, Vicino si dedica alla realizzazione di questo giardino nel quale si celebra: se stesso, il suo casato e i suoi alleati.

PROTEO: è l’immagine del mondo materiale dominiato dagli Orsini di Castello, il ramo a cui Vicino apparteneva.

GIGANTOMACHIA: in questa scultura Vicino si fa raffigurare per entrare a fare parte della sua opera. Essa rappresenta Ercole che afferra Lica per le gambe (Ercole si è appena strappato di dosso il camice, intriso del sangue avvelenato di Nesso e crede di essere stato tradito. Afferra per le gambe Lica e lo getta nell’Egeo dove avverrà la sua trasformazione nelle Isole Licadi), con questa scena Vicino sottolinea la virtù pietrificante con la quale aveva reso immortale il suo mondo.

PEGASO E IL FESTINA LENTE: sono emblemi personali di Alessandro Farnese e di Cosimo de Medici, gli alleati più influenti dell’Orsini.

Sulla riva del torrente sottostante, un masso è scolpito a ricordare le fauci di un’Orca e se ne deve immaginare l’effetto quando la diga lasciava cadere grandi quantità di acqua. In quel preciso momento si vedeva emergere il mostro marino dalle acque in tempesta.

I lavori del palazzo e del boschetto vennero portati a termine nel 1583, Vicino morì nel 1585.

“Sono stato felice di aver pensato e realizzato la Villa, sono stato male mentre i lavori avanzavano. Adesso che mi accorgo che la bellezza è consistita nel farla. Ora che è finita mi sento finito anche io. Se ci penso, riflettendo su tutto il percorso compiuto, sto veramente male. Ma subito dopo sto meglio.”

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